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VERSO 10

brahmaṇy ādhāya karmāṇi
saṅgaṁ tyaktvā karoti yaḥ
lipyate na sa pāpena
padma-patram ivāmbhasā

brahmaṇi: a Dio, la Suprema Persona; ādhāya: consegnando; karmāṇi: ogni attività; saṅgam: l’attaccamento; tyaktvā: abbandonando; karoti: compie; yaḥ: chi; lipyate: è colpito; na: mai; saḥ: egli; pāpena: dal peccato; padma-patram: una foglia del loto; iva: come; ambhasā: dall’acqua.

Come l’acqua non sfiora la foglia del loto, il peccato non colpisce chi compie il proprio dovere senza attaccamento e ne offre i frutti al Signore Supremo.

Qui la parola brahmaṇi significa in coscienza di Kṛṣṇa. L’universo materiale è la manifestazione completa dei tre guṇa ed è chiamato tecnicamente pradhāna. Gli inni vedici sarvaṁ hy etad brahma (Māṇḍūkya Upaniṣad 2), tasmād etad brahma nāma-rūpam annaṁ ca jāyate (Muṇḍaka Upaniṣad 1.2.10) e la Bhagavad- gītā (14. 3), mama yonir mahad brahma, indicano che in questo mondo tutto è una manifestazione del Brahman. Anche se gli effetti si manifestano in modi diversi, non sono differenti dalla causa. Tutto è collegato al Brahman Supremo, Śrī Kṛṣṇa, ci dice la Śrī Īśopaniṣad, e tutto Gli appartiene.
Chi riconosce che Kṛṣṇa è il proprietario supremo e che ogni cosa dev’essere usata al Suo servizio non deve soffrire o godere delle conseguenze delle proprie azioni colpevoli o virtuose, come la foglia del loto che riposa sull’acqua ma   non è mai bagnata. Anche il corpo materiale, concesso dal Signore per svolgere determinate attività, può essere impiegato nella coscienza di Kṛṣṇa, impiego definito in questo verso col termine brahmaṇi. Kṛṣṇa stesso dice nella Bhagavad-gītā (3.30), mayi sarvāṇi karmāṇi sannyasya: “OffriMi tutte le tue azioni.”
Per concludere si dirà che una persona priva di coscienza di Kṛṣṇa agisce solo in funzione del corpo e dei sensi materiali, mentre il devoto agisce con la consapevolezza che il corpo è la proprietà di Kṛṣṇa e dev’essere quindi usato al Suo servizio.

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